Quanto è sostenibile la moda? Meno di quanto racconti

La non profit Fashion Revolution ha pubblicato il report What Fuels Fashion? 2025, che analizza la trasparenza di 200 brand e retailer mondiali con ricavi superiori a $1 miliardo (fatturato complessivo stimato da $2,7 trilioni) sulle politiche energetiche e di decarbonizzazione delle proprie filiere. Lo studio, basato su oltre 70 indicatori e su una metodologia solida, utilizza informazioni accessibili pubblicamente.
Non misura quindi la sostenibilità effettiva ma quello che i brand dichiarano. Un brand può comunicare bene iniziative 'green' ma fare molto meno nella sostanza. Con un metro del genere, vi aspettereste risultati rassicuranti? Invece il quadro è negativo. Il punteggio medio è stato di 14/100, in calo rispetto ai 18/100 del 2024, con 39 marche che hanno fatto 0/100.
Le principali debolezze emerse
➡️ Pochi hanno piani seri di uscita dal carbone e quasi nessuno sostiene i fornitori nella transizione.
➡️ Solo il 6% investe capitale in energia rinnovabile, mentre molti si limitano ad acquistare certificati energetici (RECs).
➡️ Traceability: 90 brand hanno punteggio zero.
➡️ Mancano dati e sistemi di monitoraggio, inclusi quelli sui rischi per la salute dei lavoratori.
Punteggi da incubo
☠️ Tra i brand con punteggio zero: Max Mara, Reebok e Urban Outfitters.
😬 Tra i brand con punteggio <10: Armani, Under Armour, FILA, Foot Locker.
😱 Shein (13/100) come Moncler e Valentino, meglio di Tod’s e Chanel.
🏆 I migliori
1. H&M (71/100, +10 vs 2024)
2. Oniverse (63/100, ex Gruppo Calzedonia, +11)
3. Puma (51/100, -24)
4. OVS (49/100)
5. Gucci (47/100, -27)
Quattro considerazioni
1️⃣ Sono passati dieci anni dall’adozione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’Agenda 2030 ha tracciato un piano globale sulle tre grandi dimensioni ambientale, sociale ed economica, ma a un decennio di distanza il report mostra come la moda (e non solo) sia lontana dall’imboccare un percorso virtuoso di trasformazione e di impatto positivo.
2️⃣ L'ultra-fast fashion va scoraggiato e contrastato. Ma i brand del lusso devono fare di più. La sostenibilità è l’essenza di un lusso che dura per sempre. Per questo – e per giustificare prezzi 30 volte superiori rispetto al fast fashion – devono incorporare davvero i principi SDGs nelle strategie, superando un modello estrattivo basato solo sul profitto.
3️⃣ C'è anche un tema di concorrenza sleale. Il prezzo non riguarda solo la qualità del prodotto. Per le imprese, essere sostenibili necessita di energie e investimenti extra. Le aziende «buone» hanno dei costi più alti. Chi si impegna davvero compete in salita, mentre gli altri viaggiano in discesa.
4️⃣ C'è un altro livello: produrre meno e informarsi. Riusare, riparare, rivendere – sono modi per allungare la vita di un capo. Acquistare consapevolmente riduce la pressione su filiere dipendenti dai combustibili fossili. Significa anche esaminare le affermazioni dei brand e pretendere buone pratiche. Perché, alla fine, «What Fuels Fashion?» sono le nostre scelte.


