Missed Birthdays: il dolore senza retorica della buona pubblicità sociale

Disclaimer: Questa pubblicità affronta temi sensibili e potrebbe risultare angosciante.
Gli inglesi sono autentici fuoriclasse della pubblicità sociale. Se confrontiamo le loro campagne con quelle italiane, be’, potremmo impallidire per l’imbarazzo. Certo, il Regno Unito non è l’Italia. In UK hanno una lunga tradizione di impegno civico, le organizzazioni benefiche sono meglio finanziate, le istituzioni collaborano attivamente con le non profit e la loro cultura è più incline a un linguaggio forte e diretto.
Come nell’ultima Missed Birthdays, l'intenso film di adam&eveDDB per Campaign Against Living Miserably (CALM). Una storia dolorosa di suicidio giovanile, raccontata dalla voce fuori campo di una mamma. La sfortunata protagonista Evelyn sembra crescere tra l’amore e l’affetto incondizionati della famiglia. Ma a un certo punto qualcosa deve essersi rotto. Evelyn non ha mai festeggiato il suo sedicesimo compleanno. Per quanto si capisca subito quale sia la direzione del racconto, è inevitabile alla fine avvertire un groppo in gola.
Naturalmente, il film è solo un punto di partenza e sul sito di CALM c’è un livello di approfondimento maggiore. Evelyn è uno dei 6.929 giovanissimi che si sono tolti la vita nell’ultimo decennio. Ogni anno nel mondo i suicidi tra gli adolescenti sono circa 46.000. E questi numeri sono in aumento, anche in Italia. CALM educa i cittadini e fornisce strumenti pratici per la prevenzione del suicidio in modo continuativo. È questo che fa la differenza tra un progetto sociale con un impatto reale e un progetto sociale teatrale e sterile.
Un linguaggio come quello di CALM è troppo duro per l’Italia? Dobbiamo evitare registri stilistici simili perché siamo un Paese dalla mentalità conservatrice? Secondo me, potremmo fare di più. Ci mancano forse il coraggio e la cultura del progresso. A partire dalla politica, che il più delle volte delega queste iniziative a singoli, senza coordinare strategicamente i progetti come dovrebbe – non favorendo lo sviluppo di responsabilità individuale e collettiva per i problemi sociali. Se si superassero certe resistenze, anche in Italia potremmo avere una comunicazione sociale evoluta e trasformativa come quella britannica.
E se le buone pratiche non partissero dalla politica, potrebbero nascere dalle idee e dalla visione dei brand. L’invito ad abbracciare cause sociali con serietà, impegno e coraggio vale anche per loro.


