La crisi della casa entra in 1,9 m². In Italia neanche quelli sono scontati

Vi ricordate ne Il ragazzo di campagna il micro-monolocale proposto ad Artemio-Renato Pozzetto? Difficile immaginare una “casa” più piccola; ma in quella c’era spazio da vendere in confronto agli 1,9 m² che un venticinquenne può permettersi oggi a Stoccolma. Il dato è stato calcolato da Riksbyggen, operatore immobiliare svedese, incrociando redditi, risparmi, condizioni dei mutui e prezzi locali.
Quante volte abbiamo letto che «i giovani non possono permettersi una casa» (be’, a dirla tutta, non solo i giovani)? Quante analisi simili escono ogni anno? Dopo un po’ diventano rumore di fondo. Per questo Riksbyggen, insieme a BBDO Nordics, non si è fermata ai numeri – 1,9 m² a Stoccolma, 3,1 m² a Göteborg e 4,5 m² a Umeå – ma ha trasformato il dato in un’esperienza concreta e memorabile: tre case a grandezza naturale costruite su quelle metrature, in tre differenti stili di architettura svedese.
Nel video di lancio, dei ragazzi provano ad abitare questi monolocali claustrofobici. Si sdraiano appoggiando le gambe sulla finestra e usano il microonde accanto al water. Ogni gesto quotidiano rende evidente l’assurdità dello spazio, con il corpo costretto a negoziare con un ambiente fuori scala. Sembra una gag di Jacques Tati in salsa scandinava. Le case saranno poi portate in tour per la Svezia e aperte al pubblico. Il dato statistico diventa drammaticamente tangibile. La creatività sostiene il posizionamento di marca e dà prospettiva a un problema apparentemente astratto in una parodia del marketing immobiliare.
Riksbyggen usa la comunicazione di marca per influenzare il contesto istituzionale, chiedendo allo Stato di condividere il rischio per sbloccare nuovi cantieri, introdurre prestiti d’avviamento per i giovani senza capitale iniziale e incentivare abitazioni per anziani che rimettano in circolo case più grandi. Un problema che riguarda i giovani ma è transgenerazionale. L’accesso alla casa dipende sempre meno soltanto dal reddito e sempre più dalle eredità e dall’aiuto dei genitori. Lo spartiacque si sposta da «quanto guadagni?» a «da quale famiglia provieni?».
Lo vediamo da vicino in Italia, dove per un giovane che parte senza risparmi né sostegno familiare il problema viene ancora prima e l’accesso alla proprietà diventa quasi impossibile. Senza parlare di Milano, dove all’ostacolo dell’anticipo si aggiungono prezzi immobiliari folli: un appartamento ristrutturato di 120 m² in una zona semicentrale arriva a costare 1 milione di euro. Secondo il Politecnico di Milano, un operaio medio può permettersi appena 16 m² in città e un impiegato 22 m². Idealista arriva a un dato ancora più brutale: a Milano un intero reddito familiare netto annuo equivale al valore di appena 11 m² di casa.
Resta un’ottima operazione di marketing, ambiziosa sul piano sociale e politico. Magrissima consolazione per chi continua a vivere una «vita agra» alla Bianciardi, che il Taaac di Pozzetto non riesce a rendere dolce e non fa più ridere nessuno.


