Il CEO di McDonald's simula l'autenticità. Burger King se lo mangia

4 marzo 2026 · 3 minuti di lettura
Ceo McDonald's epic fail

Maglioncino a V grigio sopra una camicia azzurra, per apparire casual e avvicinabile: è così che il Ceo di McDonald's ha deciso di presentare il nuovo Big Arch mettendoci la faccia. In teoria l’idea funziona, ma la scena racconta altro. Il panino viene impugnato con disagio, chiamato «prodotto» come se fossimo in un Cda, il morso è timido e un taglio di montaggio non chiarisce se sia stato ingoiato. Se l'intenzione era ridurre la distanza con i clienti, il risultato è un ritratto involontario di quanto quella distanza sia reale.

Sorprendente che un contenuto così dissonante superi il filtro della comunicazione corporate.

Poi succede una cosa interessante: un real-time marketing da manuale. Il rivale storico Burger King pubblica un video con il suo presidente Usa, Tom Curtis. La didascalia: «Ci sembrava il momento giusto per ricondividere questo». Curtis è in grembiule. Addenta un Whopper con foga. Si sporca di salsa. Parla mentre mastica. Si pulisce con le dita. «Manca solo una cosa. Un tovagliolo», scherza. Curtis non sta recitando: sta mangiando davvero, e si vede che gode a ogni morso.

Qui la vulnerabilità diventa autorità: mostrare il lato 'sporco' e imperfetto dell'esperienza reale rende il leader credibile. Dimostra che lui stesso adora quello che vende. Mentre il Ceo di McDonald's maneggia il panino come un artificiere, Curtis lo vive: è credibile perché è coinvolto fisicamente. Ha skin in the game, direbbe Taleb.

Nel confronto tra i due video la differenza diventa evidente e online qualcuno ha coniato il termine «burgermogging», da mogging (eclissare qualcuno).

Cosa ci dice questo scontro sulla comunicazione oggi?

1️⃣ Non puoi simulare l’autenticità
Quando il Ceo entra in scena il livello di esposizione cresce: corpo e movimenti diventano parte del messaggio. Se il modo in cui interagisce con il prodotto non è credibile, il pubblico lo percepisce 'di pancia' prima ancora di razionalizzarlo. Non basta esserci, bisogna abitare il ruolo.

2️⃣ Il contrasto è una leva di posizionamento
Burger King ha sfruttato il momento per evidenziare lo scarto tra due modi di stare sul mercato. Da una parte la compostezza di una corporation, dall'altra la spontaneità di chi vive il proprio prodotto. È un micidiale contrast framing: non serve attaccare il rivale, basta rendere il confronto evidente.

3️⃣ L’identità non è quello che dichiari, ma chi sei
Sui social ogni micro-segnale viene vivisezionato. L’identità del brand si progetta a tavolino, ma la sua verità trapela dai dettagli che sfuggono al controllo. Quando i leader aziendali diventano testimonial non parlano semplicemente del brand, lo stanno incarnando. Quando un leader è estraneo al proprio brand, non sta solo comunicando male. Sta comunicando qualcosa di preciso: che tra lui e il prodotto esiste una distanza che nessuna strategia può colmare.

Quando un uomo con il maglioncino a V incontra un uomo con il grembiule, sappiamo già chi mangerà davvero il panino.

Nicola Di Francesco
Nicola Di Francesco
Brand Strategy Advisor

Aiuto CEO e CMO a costruire brand distintivi che generano valore.