I PFAS sono ovunque. È ora che i brand imparino a farne a meno

New York e California hanno vietato i PFAS nell’abbigliamento e negli articoli tessili. Forse dovremmo muoverci anche noi, perché di PFAS si muore.
Cosa sono i PFAS?
Un vasto gruppo di sostanze chimiche, dette «inquinanti eterni» e «forever chemicals» perché impiegano migliaia di anni per degradarsi. Si trovano ovunque, anche nell’acqua del rubinetto e nel nostro sangue. Sono associati ad alcune forme tumorali, ritardi nello sviluppo, problemi alla tiroide, danni al fegato, diabete.
In quali prodotti possiamo trovare i PFAS?
Grazie alle loro proprietà idrorepellenti e antimacchia, queste sostanze sono impiegate per padelle antiaderenti, abbigliamento, divani, tappeti, pannolini, assorbenti, farmaci, cosmetici, detersivi, plastica, vernici e tanto altro. Non è semplice evitarli.
Quanto ci costa l’esposizione ai PFAS?
Nelle attuali normative c’è grande tolleranza e mancano leggi efficaci per contrastare la loro diffusione. Come racconta Giuseppe Ungherese nel consigliatissimo libro d’inchiesta «PFAS» (Altreconomia, 2024), i costi sanitari dell’inazione politico-legislativa sui PFAS sono stimati in €52-84 miliardi l’anno per tutti i Paesi europei; a cui vanno aggiunti €238 miliardi per la rimozione dei PFAS dall’ambiente e le bonifiche.
Ci sono state emergenze da PFAS in Italia?
Abbiamo avuto uno dei peggiori casi di inquinamento in Europa, a Trissino (Vicenza), dove la Miteni – joint venture tra Enichem e Mitsubishi – ha contaminato di PFAS l'acqua potabile di oltre 350.000 persone. Miteni ha provocato gravi danni ambientali e sanitari, finendo a processo per, tra gli altri reati, disastro innominato. Un altro caso significativo di inquinamento doloso da PFAS si è verificato a Spinetta Marengo (Alessandria).
E a Milano, l'acqua è sicura?
Come in molte altre città, anche a Milano l'acqua potabile potrebbe contenere PFAS. In più di un campione su quattro dei 462 monitorati tra il 2021 e il 2023, è stata rilevata la presenza di PFAS – nei limiti di legge. Queste sostanze però sono pericolose a qualsiasi concentrazione: lo zero tecnico è l'unico valore veramente sicuro per gli esseri umani.
Cosa stanno facendo le aziende?
Quasi il 75% dei prodotti resistenti all'acqua contiene PFAS (The Guardian, 2022). Oggi produrre senza queste sostanze è possibile. Sono molte le aziende che stanno ripensando le proprie filiere produttive. Nell'abbigliamento, esempi sono Zara, Burberry e Patagonia. Ma il percorso è ancora lungo. I settori coinvolti sono numerosissimi e l'obiettivo cui puntare è il PFAS free.
Cosa possiamo fare noi?
In una sola parola: attivarci. Sollecitando l'adozione di nuovi regolamenti e divieti da parte dei governi, perché senza volontà politica il cambiamento è difficile. Sostenendo associazioni che fanno pressione sulle istituzioni. Scegliendo brand sensibili alla causa PFAS e cercando prove del loro impegno. Sensibilizzando famigliari, amici e opinione pubblica. Fate sentire anche voi la vostra voce, è un problema che riguarda tutti.


