Dior, sotto l’albero l’heritage di marca confezionato da Chomet
La sensibilità poetica di Chomet incontra il patrimonio culturale di Dior. Un corto natalizio che mostra il potenziale dell’animazione d’autore nel costruire significato per la marca. Con un aggiornamento sui dubbi legati all’uso dell’AI e sulla risposta degli autori.

Nota del 7 novembre 2026. Questa analisi nasce prima delle polemiche sul possibile uso dell’AI generativa nel film. Mantengo la lettura del progetto sul piano della strategia di marca, mentre restano da chiarire alcuni aspetti della lavorazione. In fondo all’articolo riporto le contestazioni e la risposta degli autori.
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Siamo nel pieno della tempesta di film natalizi che si scatena ogni anno a inizio novembre. Tra i lavori meglio riusciti finora segnalo il cortometraggio d’animazione «Christian Dior’s Night in Color», realizzato dal fantastico Sylvain Chomet. Se non li conoscete, recuperate i suoi «Appuntamento a Belleville» e «L’illusionista»: scoprirete un regista poetico e delicato, che ha Jacques Tati e Federico Fellini tra le sue principali fonti d’ispirazione.
La scelta di interpretare la marca attraverso la sensibilità di Chomet è azzeccatissima, per l’affinità tra il suo linguaggio, la fiaba e il patrimonio culturale di Dior. Il corto prende spunto dal rapporto tra Christian Dior e Marlene Dietrich ai tempi di «Paura in palcoscenico», quando l’attrice mise Hitchcock davanti all’aut-aut «No Dior, no Dietrich». Da quel nucleo storico nasce un racconto di fantasia che intreccia l’amicizia con Dietrich, Hollywood e l’abito Junon del 1949. Una richiesta notturna dell’attrice dà il via a una corsa contro il tempo per confezionarle un nuovo vestito.
Oltre alla bellezza e al sogno, il progetto dà vita all’heritage di Dior. Fondatore, attrice, abito e simboli della casa di moda – le api-sarte, il cagnolino Bobby e la stella portafortuna – diventano protagonisti e alimentano il mito del brand. L’animazione disegnata a mano trasferisce nel film l’artigianalità di Christian Dior, richiamando il concetto sennettiano di «uomo artigiano» e il dialogo tra pensiero e mano.
C’è poi una delle qualità più preziose da preservare nella nostra epoca: il gusto. Mentre produrre immagini diventa più accessibile e gli artefatti sintetici si moltiplicano, la cultura visiva, la sensibilità estetica e il fare artigiano restano sorgenti insostituibili di significato per la marca. E ci ricordano quanto siamo umani.
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Aggiornamento – 7 novembre 2026
Dior è stata accusata sui social di aver utilizzato l’AI generativa per un corto presentato come una celebrazione dell’artigianalità. Cartoon Brew ha rimosso «hand-drawn» dal titolo del suo articolo e chiesto chiarimenti, pubblicando poi la risposta degli autori. In un’intervista a Variety, Chomet e il produttore Aton Soumache hanno dichiarato sette mesi di lavoro, circa venti persone coinvolte e disegni realizzati interamente dagli artisti. Negano l’uso di AI generativa per creare i disegni e dichiarano di aver utilizzato l’interpolazione automatica per una parte limitata del processo. Restano da chiarire gli strumenti utilizzati e l’estensione del loro impiego. Seguo la vicenda e aggiornerò l’analisi quando emergeranno nuovi elementi.


