Siamo marche, oltre al prezzo abbiamo un’anima

Siamo marche, oltre al prezzo abbiamo un’anima


Le difficoltà senza fine che l’economia sta attraversando mettono tutte le marche sotto pressione. Il mercato chiede a gran voce convenienza e i premium brand per stare a galla hanno bisogno di mutare, adattarsi, migliorarsi, reinventarsi. Tuttavia, nonostante  dinamiche di acquisto sempre più complesse, il consumatore mostra un grande attaccamento alle marche (di qualità), un inconsapevole affetto nei confronti dei valori che esse simboleggiano. Quasi un riferimento spirituale per scacciare una crisi ormai in loop. E non è una bella musica per le famiglie, che devono appunto stringere la cinghia e chinarsi nel pdv ad afferrare il “primo prezzo”. Allora siamo destinati a un mercato-commodity focalizzato sulla leva prezzo? A dei luoghi di acquisto monocorde dove domina l’appiattimento della gamma valoriale? Se non vogliamo, ad esempio, che la spesa quotidiana diventi (continui a essere?) una triste routine da sbrigare con il naso tappato, meglio trovare un’alternativa più soddisfacente per tutti. Restando nella GDO, si possono rilevare notevoli passi avanti rispetto al passato, ma anche constatare che in alcuni casi il prezzo e le promozioni rappresentano una sorta di ossessione per le insegne, le quali – sulla scia dell’incalzante richiesta dei propri e altrui clienti – talvolta concentrano l’offerta su questi due incentivi a scapito dei principi più strategici d’impresa. Se da una parte questo atteggiamento è condivisibile, dall’altra rischia di divenire dannoso, banalizzando l’immagine di tutte le catene. Auspicabile, invece, che ci si concentri su un altro posizionamento, lavorando con fermezza sui format e sul lay-out espositivo, costruendo delle moderne forme di partnership con le aziende e i loro brand. Sinergicamente, bisognerebbe rinvigorire l’appeal dell’offerta dando al cliente più “storie” e servizio piuttosto che utilizzare il leitmotiv della grande convenienza. Forse è una visione utopica ed eccessivamente romantica che stride con l’attualità, ma i retailer dovrebbero insistere: il lavoro che hanno davanti è in discesa perché ospitano degli amplificatori di emozioni chiamati marche. Con loro tutto è possibile.

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