San Carlo e chef Cracco (se la) sognano una patatina gourmet

San Carlo e chef Cracco (se la) sognano una patatina gourmet


Quando penso alle patatine mi vengono in mente gli anni 80. Le associo a oggetti feticcio come il Super Tele, le BMX, le figurine Panini o il Crystal ball. Mi ritornano alla mente le sortite al negozietto di alimentari da dove, con una vecchia mille lire, uscivo con un paio di sacchetti di Classica San Carlo. Con il passare del tempo le mie preferenze alimentari si sono evolute e pian piano ho perso le tracce delle patate fritte in busta. Anzi, ho una posizione piuttosto estremista sull’argomento: ritengo siano mediamente una porcheria. Senza scomodare le varianti fat al formaggio, alla pizza, al peperoncino e via discorrendo (dove si possono contare fino a una ventina di ingredienti, tra cui esaltatori di sapidità e aromi a gogò), le versioni più semplici in commercio contengono: patate, olio e sale. Dove per olio si intende olio vegetale, ovvero olio di palma, di cocco o di colza, ottenuti tramite un’articolata serie di procedimenti di raffinazione che cancellano le proprietà nutrienti iniziali a favore di una massiccia dose di grassi saturi (le meno peggio sono sicuramente quelle che utilizzano olio di girasole, come fa ad esempio Amica Chips). Insomma, le patatine non sono un prodotto nobile né sotto il profilo nutrizionale né sotto quello gastronomico. Su questo sembra esserci unanimità di pensiero all’interno della comunità scientifica e un implicito cenno di consenso da parte di chi si occupa di (buona) ristorazione.
Anche per questo, trovo la nuova campagna di comunicazione San Carlo pretestuosa. Il mitico brand milanese ha assoldato Chef Cracco e JWT Italia per riposizionare Rustica, associando alla referenza dal taglio ondulato caratteristiche culinarie e dunque nuove occasioni di consumo. Il masterchef veneto, in un commercial piuttosto scialbo, ci ricorda che «in cucina ci vuole audacia» e che la patatina dello spot è perfetta per abbinamenti gourmet. Il suo maestro Gualtiero Marchesi aveva firmato il panino Vivace per McDonald’s ma, come si dice, l’allievo lo ha superato – di slancio – prestandosi a questo penoso elogio della patatina. Alcuni commentatori ne hanno esaltato il posizionamento originale, la decisione di presentare la patatina come ingrediente per ricette. Personalmente, al contrario, ritengo che la scelta di San Carlo rappresenti solo il tentativo di cavalcare l’onda lunga degli chef-star in TV. Concettualmente è inverosimile pensare a una patatina per piatti d’autore,  idea penalizzata – nello spot – da un’esecuzione deludente.  Chissà se le vendite daranno ragione a San Carlo (glielo auguro, da vecchio consumatore nostalgico) oppure faranno emergere la contraddizione alimentare. Al posto delle imprese del settore, concentrerei gli investimenti cercando di rendere più salutistici i prodotti, alzando l’asticella della qualità e ampliando l’offerta con nuove referenze più genuine. I prodotti che non tengono conto dell’attualità socio-culturale – specialmente nel food – hanno cominciato da qualche anno una fase di lento, inesorabile declino: per le industrie alimentari, non comprenderlo potrebbe significare perdere terreno ed estinguere alcuni dei loro brand.

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