Repression Brand: Jafar affair

Repression Brand: Jafar affair


Oggi esce nelle sale italiane (poche, per la verità) “Offside”, una commedia che racconta la battaglia per i diritti combattuta dalle donne in Iran utilizzando come espediente real time la partita-spareggio contro il Bahrain per le Qualificazioni per i Mondiali del 2006 in Germania. Il regista della pellicola è il cinquantenne iraniano Jafar Panahi, attualmente in carcere dopo una condanna a sei anni di reclusione inasprita con il divieto di dirigere, scrivere e produrre film, viaggiare e rilasciare interviste sia all’estero che all’interno dell’Iran per vent’anni; si è guadagnato quest’inferno solo perché voce dell’opposizione al regime iraniano. Panahi ha definito una nuova poetica raccontando con realismo le storie della gente, evocandone con sensibilità le contraddizioni e le aspirazioni. Con il suo linguaggio cinematografico è riuscito a leggere la società, influenzare pionieristicamente altri colleghi e a diventare un simbolo della protesta popolare. Un’icona del riscatto sociale, capace di insinuarsi in una fenditura che pareva invalicabile cavalcando con coraggio il dignitoso desiderio di libertà della popolazione. In un mondo islamico in subbuglio, il valore simbolico e l’universalità espressiva dei suoi film, fanno di Panahi un “brand” in grado di ispirare migliaia di giovani a cambiare la propria terra. La strada è ancora lunga e questo film è solo un altro tassello che va ad aggiungersi per continuare ad erigere il castello dove difendere la propria libertà. Auguriamoci che le sofferenze che sta attraversando il regista servano a raggiungere questo risultato; auguriamoci che possa tornare presto dietro la macchina da presa a descrivere il suo punto di vista.

P.S. Per chi volesse andare a vederlo a Milano: Cinema Arlecchino (Via San Pietro all’Orto, 9 – Zona San Babila), ore 16 – 18.10 – 20.20 – 22.30

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