Enel, #Guerrieri di una battaglia persa

Enel, #Guerrieri di una battaglia persa


Nel dicembre del 2011 commentavo la campagna stampa “I veri miracoli li facciamo noi”, definendo quella di Piazza Italia una comunicazione con «un tono ruffiano e consolatorio che cavalca con furbizia la crisi economica in cerca di larghi consensi dietro una maschera da demagogo unconventional». A parziale difesa dell’azienda campana va detto che loro erano in quel periodo una realtà semisconosciuta e la strategia di provare nuove strade (seppur, per chi scrive, fallaci) aveva un suo senso.
Due anni dopo accendo la tv e – bum! – sbatto contro i #Guerrieri di Enel. Lo spot firmato Saatchi & Saatchi è ben confezionato ed è efficace dal punto di vista estetico ma stupisce per sfacciataggine e ingenuità. Come può un colosso come Enel, di cui tra l’altro lo Stato è principale azionista tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, solo pensare che le persone accolgano con entusiasmo il messaggio di questa campagna? Al di là della malizia più o meno evidente con la quale si avvicinano i consumatori, non è verosimile che una global company si erga a paladino della giustizia sociale. Un ex monopolista statale che racconta di sostenere la gente comune nelle battaglie quotidiane e che invita a raccontare la propria storia da “guerrieri” di tutti i giorni? Una barzelletta, che però non fa ridere. Enel, per il suo vissuto di player esclusivista del mercato, è stata per tanti anni un nemico della gente comune. Se oggi è un po’ meno antipatica lo deve, paradossalmente, al fatto che non si è più costretti a trovare nella cassetta della posta la bolletta Enel ma è possibile scegliere un’alternativa. Un discorso analogo si potrebbe fare per Telecom (a proposito: adiòs!) e Trenitalia.
La credibilità è fondamentale per un brand ed Enel che prova a fare commuovere l’Italia con «Qualunque sia la tua battaglia, hai tutta l’energia per vincerla. Anche la nostra» è incredibile. Sono pochissime le marche che possono permettersi di entrare così in intimità con i consumatori, di chiedere loro di mettersi comodi e sviscerare la propria storia personale come se a domandarlo fosse un vecchio amico.
Sì, perché in parallelo viaggia “una piattaforma di storytelling” con la finalità di raccogliere memorabili testimonianze di “battaglie”: le più meritevoli – presumibilmente, le più toccanti – avranno la possibilità di aggiudicarsi una bicicletta elettrica. Non esagero se dico che mi corre un brivido lungo la schiena mentre scrivo queste parole. Il progetto #Guerrieri sembra troppo patinato, artificioso, semplicistico e fuori fuoco per essere quello che si prefigge di essere.
Anzi, ha tutta l’aria dell’autogol mascherato da prodezza che può abbagliare qualche spettatore distratto ma danneggiare la personalità di marca.
Per mettersi dalla parte di imprenditori strozzati dalla pressione fiscale e giovani laureati inoccupati (che poi, mi si conceda l’iperbole, sono causati in parte dalla stessa Enel che è appunto controllata dal Governo Italiano) ci sono altre strade, più autentiche e concrete. Professare bontà d’animo e tendere la mano per conformismo è smaccatamente adulatorio con il risultato di far sembrare la campagna a tutti gli effetti una mera operazione commerciale, priva di qualsivoglia coinvolgimento emotivo.
Cari #Guerrieri, la battaglia (di comunicazione) è persa.

+ Non ci sono commenti

Commenta